
Localizzazione di app mobile: guida tecnica per chi produce macchine
Applicazioni di servizio, cataloghi ricambi e interfacce collegate alla macchina: come si traducono le stringhe senza rompere il layout né la terminologia del manuale.
Quali app localizza davvero un costruttore industriale
Quando si parla di localizzazione di app mobile l'immagine che viene in mente è quella di un'applicazione per il grande pubblico. Nella manifattura italiana che esporta il quadro è diverso e più interessante, perché le applicazioni che finiscono in traduzione sono strumenti di lavoro.
Le tipologie ricorrenti sono poche e riconoscibili. C'è l'app di servizio per il tecnico manutentore, che guida la diagnosi, mostra gli schemi, registra gli interventi e apre le chiamate di assistenza. C'è il catalogo ricambi in versione mobile, con esplosi navigabili e ricerca per codice, usato dal distributore mentre è davanti alla macchina. C'è il configuratore commerciale che l'agente mostra al cliente in fiera, con opzioni, varianti e calcolo del prezzo. C'è il cruscotto di supervisione collegato alla macchina, che espone parametri di processo, allarmi e contatori. E c'è sempre più spesso l'applicazione che affianca l'interfaccia della macchina, replicando in mobilità comandi e messaggi che l'operatore vede sul pannello.
Queste applicazioni hanno tre caratteristiche comuni che le rendono diverse da un'app di consumo. La prima è che il loro testo non è indipendente: ogni stringa richiama un termine che esiste già nel manuale, nel catalogo o sul pannello macchina, e deve coincidere con quello. La seconda è che l'utente non è un consumatore ma un professionista che opera in un contesto normato, dove un messaggio ambiguo può avere conseguenze operative. La terza è che il ciclo di vita è lungo: un'app di servizio segue una macchina per dieci o quindici anni e viene aggiornata a ogni revisione di prodotto.
Ne discende una conseguenza pratica: la localizzazione dell'app non è un progetto isolato, ma un ramo del processo documentale dell'azienda. Chi la tratta come un lavoro a sé si ritrova con tre nomi diversi per lo stesso componente.
Il file di risorse è il vero oggetto della traduzione
La regola fondativa della localizzazione software è che il testo non sta nel codice. Se una stringa è scritta dentro una schermata, non è traducibile senza toccare il programma; se invece è estratta in un file di risorse e richiamata tramite una chiave, la traduzione diventa un'operazione di manutenzione dei dati. Il lavoro di preparazione che rende possibile questa separazione si chiama internazionalizzazione, e va fatto una volta sola, prima di pensare alle lingue.
iOS
Sulle piattaforme Apple le stringhe hanno storicamente vissuto nei file .strings, un elenco di coppie
chiave-valore, affiancati dai file .stringsdict per le forme plurali. Dalle versioni più recenti degli
strumenti di sviluppo si è affermato il catalogo di stringhe in formato .xcstrings, un file unico
in JSON che raccoglie tutte le lingue, tiene traccia dello stato di traduzione di ogni voce e gestisce
plurali e varianti in modo nativo. Per chi commissiona la traduzione cambia poco nella sostanza, molto
nella pratica: il catalogo rende immediato sapere che cosa è stato tradotto e che cosa no.
Android
Su Android le stringhe stanno nei file strings.xml sotto le cartelle di risorse. La lingua si esprime
attraverso i qualificatori di cartella, e la piattaforma seleziona automaticamente la risorsa più adatta
alla configurazione del dispositivo. Le forme plurali si dichiarano con un elemento dedicato che accetta
categorie di quantità. Il vantaggio del meccanismo è la sua granularità: si possono differenziare non
solo le lingue, ma le varianti regionali e le combinazioni di lingua e sistema di scrittura.
Il formato di scambio
Nessuna delle due piattaforme produce un formato comodo per un traduttore. Lo standard di riferimento per lo scambio è XLIFF, formato OASIS pensato esattamente per questo: separa ciò che va tradotto da ciò che non va toccato, trasporta le note per il traduttore, conserva lo stato di ciascuna unità e si apre in qualunque ambiente professionale. Un flusso solido esporta in XLIFF, traduce, reimporta e lascia al sistema di build il compito di rigenerare i file nativi.
Chi affronta questo lavoro per la prima volta trova nella pagina dedicata alla localizzazione di app la descrizione del flusso completo, mentre per i progetti che comprendono anche software desktop o firmware il perimetro si estende alla localizzazione del software.
Plurali, generi e numeri: le regole CLDR
È il punto in cui si rompono più applicazioni, e quasi sempre per la stessa ragione: si presume che tutte le lingue si comportino come l'italiano, con una forma singolare e una plurale.
Il repertorio CLDR di Unicode, che è il riferimento usato da entrambe le piattaforme mobili, definisce
sei categorie di quantità: zero, one, two, few, many, other. Nessuna lingua le usa tutte, ma
molte ne usano più di due. Il polacco distingue forme diverse a seconda della cifra finale del numero; il
russo si comporta in modo analogo; l'arabo utilizza l'intera gamma, duale compreso; il cinese e il
giapponese non variano affatto.
La conseguenza pratica è che una stringa costruita concatenando un numero e un sostantivo — «n pezzi
prodotti» — è sbagliata per costruzione. Va dichiarata come stringa plurale nel formato nativo della
piattaforma, e il traduttore deve ricevere il numero di forme che la sua lingua richiede. Se
l'esportazione gli manda solo singolare e plurale, l'app in polacco mostrerà una forma scorretta per la
maggior parte dei valori.
Lo stesso vale per due fenomeni meno noti ma altrettanto insidiosi.
Il genere grammaticale, che in italiano è già un problema, diventa un problema strutturale in lingue
in cui l'aggettivo, il participio e talvolta il verbo si accordano con un soggetto che l'interfaccia
inserisce a tempo di esecuzione. Una stringa come «elemento selezionato» funziona solo se tutti i
valori possibili di elemento hanno lo stesso genere, e in una lingua di arrivo questo non è mai
garantito.
L'ordine degli argomenti, che cambia da lingua a lingua. I segnaposto numerati, che permettono al traduttore di riordinare gli elementi della frase, sono l'unica soluzione: i segnaposto anonimi costringono a conservare l'ordine dell'italiano, producendo frasi innaturali o incomprensibili.
La regola generale è di non comporre mai frasi per concatenazione. Ogni frase completa deve essere una sola unità di traduzione, con i suoi segnaposto dichiarati e documentati.
Espansione del testo e tenuta del layout
Il tedesco è più lungo dell'italiano, il finlandese lo è ancora di più, e le lingue che compongono parole per agglutinazione producono termini che non stanno in un pulsante disegnato per «Avvia». Il fenomeno è noto e prevedibile, e nonostante questo continua a produrre difetti a valle.
Le contromisure sono tre, e vanno prese in fase di progettazione.
La prima è disegnare interfacce che tollerino la variazione: contenitori che crescono in altezza, testo che va a capo invece di essere troncato, nessuna larghezza fissa espressa in pixel per elementi che contengono testo.
La seconda è la pseudolocalizzazione: prima ancora di avere una traduzione reale, si genera automaticamente una lingua fittizia che allunga le stringhe e sostituisce i caratteri con varianti accentate. L'app viene eseguita in quella lingua e ogni troncamento, ogni sovrapposizione, ogni stringa dimenticata dentro il codice viene alla luce quando correggerla costa poco.
La terza è dichiarare i limiti al traduttore. Se un'etichetta non può superare una certa lunghezza, questo va scritto nel file di scambio come vincolo, non scoperto in fase di collaudo. Un traduttore professionista sa riformulare per stare nello spazio, ma solo se sa che lo spazio esiste.
Il caso opposto merita attenzione: alcune lingue asiatiche producono testi più corti dell'italiano, e le interfacce disegnate su testi lunghi risultano vuote e sbilanciate. Anche questo è un difetto, meno grave ma visibile.

Lingue con scrittura da destra a sinistra
L'arabo, l'ebraico, il persiano e l'urdu richiedono che l'intera interfaccia si rifletta, non solo il testo. Le due piattaforme mobili offrono da tempo il supporto necessario, ma va abilitato e soprattutto va rispettato nel modo in cui si scrive il codice di presentazione.
Il principio è semplice: si smette di ragionare in termini di sinistra e destra e si comincia a ragionare in termini di inizio e fine. I margini, gli allineamenti, le posizioni degli elementi vanno espressi in coordinate logiche, così che la piattaforma li inverta automaticamente quando la lingua lo richiede. Le icone direzionali — frecce di avanzamento, indicatori di ritorno, barre di progresso — vanno speculari; le icone che rappresentano oggetti reali non vanno toccate.
Restano alcune insidie che nessun sistema risolve da solo. I testi misti, in cui una frase araba contiene un codice ricambio in caratteri latini o un numero, richiedono che l'algoritmo bidirezionale sappia dove finisce un verso e comincia l'altro; se il codice non è delimitato correttamente, i caratteri appaiono in ordine invertito. È un difetto tipico proprio nelle applicazioni industriali, dove i codici articolo sono ovunque.
Vanno inoltre verificate le combinazioni di carattere tipografico: non tutti i caratteri disponibili contengono i glifi arabi o ebraici, e la sostituzione automatica produce risultati incoerenti tra una schermata e l'altra.
Ciò che non è testo ma cambia lo stesso
Una parte consistente di quello che l'utente legge non passa dal file di stringhe. È materiale che la piattaforma formatta a tempo di esecuzione, e che va lasciato formattare alla piattaforma invece che composto a mano.
- Date e orari. Il formato giorno-mese-anno non è universale e l'ordine cambia; i nomi dei mesi e dei giorni vanno presi dalle risorse di sistema, non da un elenco scritto nel codice.
- Numeri. Il separatore decimale è la virgola in italiano e in gran parte d'Europa, il punto altrove; il separatore delle migliaia varia, e in alcune convenzioni è uno spazio. Un valore di processo mostrato con il separatore sbagliato è un errore di lettura in attesa di succedere.
- Unità di misura. Le unità del Sistema Internazionale restano tali, ma i mercati non metrici possono richiedere conversioni. La decisione va presa a monte e documentata: convertire di nascosto è peggio che non convertire.
- Valute. Simbolo, posizione del simbolo e numero di decimali cambiano; nei configuratori commerciali questo tocca direttamente il prezzo mostrato al cliente.
- Ordinamenti alfabetici. L'ordine dei caratteri dipende dalla lingua: un elenco di componenti ordinato con le regole italiane appare disordinato a un utente svedese o turco.
- Codici lingua. L'identificazione delle lingue segue lo standard BCP 47, che combina codici di lingua, di sistema di scrittura e di regione. Usare identificatori arbitrari è la causa più frequente delle risorse che non vengono caricate.
C'è poi il materiale grafico. Le schermate che contengono testo impresso, i diagrammi con richiami scritti, le immagini degli esplosi con le didascalie: nessun processo di traduzione delle stringhe li tocca. Vanno individuati e trattati a parte, spesso con il ricorso a un servizio di impaginazione multilingue che rigeneri i file sorgente nelle lingue richieste.
Il contesto: perché una stringa isolata si traduce male
Questo è il capitolo che separa i progetti riusciti da quelli che si trascinano in revisioni infinite, ed è anche quello su cui il committente ha più potere.
Un traduttore che riceve un elenco di stringhe senza contesto lavora alla cieca. La parola «Uscita» può essere un comando per chiudere l'applicazione, il nome di un connettore, una grandezza di processo o il punto di scarico di una linea. Ognuna di queste letture produce una traduzione diversa e solo una è giusta. Nell'ambito industriale l'ambiguità è la norma, non l'eccezione, perché il lessico tecnico e il lessico dell'interfaccia si sovrappongono continuamente.
Gli strumenti per risolverla esistono e costano poco.
Le note per il traduttore associate a ciascuna chiave sono il mezzo più diretto: una riga che dica «etichetta del pulsante di chiusura, massimo dodici caratteri» elimina il problema alla fonte. Entrambe le piattaforme prevedono un campo apposito, e i formati di scambio lo trasportano.
Gli screenshot associati alle chiavi sono ancora più efficaci. Diverse piattaforme di gestione delle stringhe permettono di collegare un'immagine della schermata alla stringa che vi compare; il traduttore vede dove finisce il testo che sta scrivendo.
Il glossario dell'ufficio tecnico chiude il cerchio, imponendo la resa già approvata per i termini di prodotto. È lo stesso glossario che regge il manuale d'uso e il catalogo ricambi, ed è la ragione per cui la traduzione tecnica e la localizzazione dell'app vanno tenute nello stesso processo. La differenza tra i due mestieri è reale ma non giustifica due terminologie separate: la distinzione tra localizzazione e traduzione riguarda l'adattamento, non il lessico di prodotto.
Va infine deciso, e messo per iscritto, che cosa non si traduce: codici articolo, sigle di modello, nomi di segnali e variabili, riferimenti a norme, denominazioni commerciali registrate.
Dalla richiesta al rilascio: come si organizza il flusso
Nelle app industriali gli aggiornamenti sono frequenti e riguardano poche stringhe alla volta. Un processo pensato per grandi consegne periodiche non regge questo ritmo; ne serve uno incrementale.
Lo schema che funziona è il seguente.
- Estrazione automatica delle stringhe nuove o modificate a ogni fusione di codice, con generazione di un pacchetto di scambio.
- Pre-traduzione da memoria: le unità già tradotte in passato vengono riproposte automaticamente, e il linguista lavora solo sul residuo. Su un'app matura la quota riutilizzata è la parte prevalente del pacchetto, ed è questo che rende sostenibili le lingue numerose. Il meccanismo è lo stesso descritto a proposito delle memorie di traduzione e degli strumenti CAT.
- Traduzione e revisione secondo il principio della norma ISO 17100, che prevede l'intervento di un secondo linguista sul lavoro del primo.
- Reimportazione e compilazione di una versione di prova in tutte le lingue.
- Collaudo linguistico sul dispositivo, di cui si dice più avanti.
- Rilascio, con archiviazione della memoria aggiornata.
Dove il volume lo giustifica, la prima stesura può essere prodotta da traduzione automatica e affidata a un revisore secondo la norma ISO 18587, che disciplina il post-editing. Sulle stringhe di interfaccia il risultato dipende quasi interamente dalla qualità del contesto fornito: senza note e senza glossario, la macchina sbaglia sistematicamente sulle parole brevi e ambigue, che nelle interfacce sono la maggioranza.
Una raccomandazione che sembra banale e non lo è: congelare le stringhe prima della traduzione. Se lo sviluppo continua a modificare i testi mentre i traduttori lavorano, ogni lingua parte da una base diversa e il collaudo diventa impossibile da chiudere.
Il collaudo linguistico, che non è una rilettura
Verificare le traduzioni in un foglio di calcolo non dice nulla su come si comporta l'applicazione. Il collaudo linguistico si fa a software installato, percorrendo le schermate nella lingua di arrivo, e serve a trovare una classe di difetti che nessun controllo sul testo può intercettare.
Che cosa si cerca:
- Troncamenti e sovrapposizioni, in particolare sui dispositivi con schermo piccolo e con le impostazioni di testo ingrandito attive.
- Stringhe non tradotte che riemergono dall'interno del codice, tipicamente nei messaggi di errore e nelle schermate di eccezione, cioè proprio dove servirebbero di più.
- Chiavi errate, cioè testi corretti ma nel posto sbagliato.
- Segnaposto non risolti, che a schermo appaiono come simboli o come parentesi vuote.
- Formati locali applicati male: date invertite, decimali con il separatore sbagliato, valute senza simbolo.
- Coerenza con la macchina: se l'app replica messaggi che l'operatore legge anche sul pannello, i due testi devono coincidere parola per parola. Un allarme chiamato in un modo sul pannello e in un altro sull'app costringe il tecnico a un'operazione di traduzione mentale in una situazione in cui non deve farla.
- Comportamento in lingua RTL, con verifica di allineamenti, icone direzionali e testi misti.
Su questo si innesta un servizio dedicato di collaudo di localizzazione, che ha senso attivare quando le lingue sono molte e i dispositivi di riferimento eterogenei.
La scheda negli store e gli obblighi che riguardano le macchine
Due argomenti che vengono quasi sempre trattati in ritardo.
Il primo è la scheda pubblicata negli store. Titolo, sottotitolo, descrizione, parole chiave e immagini sono localizzabili per ciascun mercato, e sono anche il modo in cui l'app viene trovata. Per un'app di consumo è marketing; per un'app di servizio è supporto all'assistenza, perché il tecnico del distributore deve poterla trovare cercando il nome del costruttore o del modello nella propria lingua. Le immagini della scheda, che sono schermate con testo impresso, vanno rigenerate lingua per lingua: è la parte più trascurata e la più visibile.
Il secondo riguarda i contenuti con valore documentale. Se un'applicazione veicola istruzioni per l'uso, avvertenze di sicurezza o procedure di manutenzione di una macchina, quel contenuto non è marketing: è documentazione di prodotto, e segue gli obblighi linguistici che valgono per la documentazione. La Direttiva 2006/42/CE richiede che le istruzioni accompagnino la macchina nella lingua dello Stato membro in cui è immessa sul mercato; il Regolamento (UE) 2023/1230, che la sostituisce, conferma il principio e disciplina espressamente la possibilità di fornire le istruzioni in formato digitale, a determinate condizioni. Un'azienda che sta spostando parte della documentazione su un'applicazione deve quindi trattare quelle stringhe con lo stesso rigore del manuale cartaceo, non con quello di un'etichetta di interfaccia.
Analogamente, se l'app raccoglie dati riferiti a persone — anagrafiche di tecnici, registri di intervento, posizioni — le informative e i testi di consenso ricadono nel Regolamento (UE) 2016/679, e la loro traduzione va trattata con le cautele descritte a proposito di GDPR e traduzione dei dati.
Errori ricorrenti e come prevenirli
L'elenco che segue raccoglie i difetti che si ripresentano con maggiore frequenza nei progetti di localizzazione di applicazioni industriali.
Stringhe scritte nel codice. Emergono sempre, e sempre nei punti peggiori: messaggi di errore, schermate di configurazione, testi di notifica. Una ricerca sistematica prima di iniziare costa meno di tre cicli di correzione.
Frasi costruite per concatenazione. Producono ordini di parole innaturali e rendono impossibile l'accordo grammaticale. Vanno rifatte come unità intere con segnaposto.
Chiavi che descrivono il testo invece della funzione. Una chiave chiamata come la frase italiana che contiene diventa incomprensibile appena la frase cambia, e favorisce il riuso sbagliato della stessa stringa in contesti diversi.
Riuso indiscriminato della stessa stringa. Due schermate che mostrano la stessa parola italiana non necessariamente mostrano la stessa parola in tedesco. Condividere la chiave per risparmiare è un falso risparmio.
Traduzione senza glossario di prodotto. Produce app che chiamano i componenti diversamente dal manuale, con effetti diretti sul carico dell'assistenza.
Nessun collaudo su dispositivo reale. Le simulazioni non riproducono le impostazioni di accessibilità, le dimensioni di testo aumentate e i comportamenti dei dispositivi più vecchi che nei reparti sono ancora in uso.
Lingue attivate senza un referente locale. Se nessuno, nella filiale o presso il distributore, è in grado di leggere la lingua attivata, gli errori non vengono segnalati e restano in produzione per anni.
Il quadro operativo alle spalle di questo lavoro è quello consueto di Italtrust: sede a Roma, oltre 3.000 linguisti madrelingua, ottanta lingue di lavoro, certificazioni ISO 17100 e ISO 27001, una piattaforma CAT proprietaria che condivide memorie e glossari tra app, manuale e catalogo, cifratura AES-256 e conformità al GDPR sui materiali affidati. Per un'app che accompagna una macchina per tutta la sua vita utile, la continuità del processo conta più della singola consegna.
Checklist per la localizzazione di un'app industriale
Estrarre tutte le stringhe
Nessun testo dentro il codice, comprese le schermate di errore e le notifiche.
Dichiarare plurali e segnaposto
Forme di quantità secondo CLDR e segnaposto numerati riordinabili dal traduttore.
Fornire contesto a ogni chiave
Note per il traduttore, screenshot associati e limiti di lunghezza espliciti.
Condividere il glossario di prodotto
Gli stessi termini del manuale d'uso, del catalogo ricambi e del pannello macchina.
Provare con la pseudolocalizzazione
Espansione del testo e stringhe dimenticate emergono prima di coinvolgere i traduttori.
Collaudare sul dispositivo
Troncamenti, formati locali, lingue RTL e coerenza con i messaggi della macchina.
Domande frequenti sulla localizzazione di app mobile
Localizzare l'app senza disallineare la documentazione
Inviateci l'esportazione delle stringhe e il glossario di prodotto: verifichiamo la preparazione dei file, stimiamo il riuso da memoria e vi indichiamo le lingue attivabili.