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Guida alla conformità

ATEX: la direttiva 2014/34/UE, le zone e la documentazione per atmosfere potenzialmente esplosive

Due direttive, due destinatari diversi: chi costruisce l'apparecchio e chi gestisce il luogo di lavoro. Con il regime documentale e linguistico di ciascuna.

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Cosa significa ATEX?

ATEX indica il corpo di regole europee sulle atmosfere potenzialmente esplosive, dal francese ATmosphères EXplosibles. Si articola in due atti distinti: la Direttiva 2014/34/UE, che riguarda gli apparecchi e i sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva e si rivolge al fabbricante; e la Direttiva 1999/92/CE, che fissa le prescrizioni minime per la sicurezza dei lavoratori e si rivolge al datore di lavoro.

Confonderle è l'errore più comune, e ha conseguenze pratiche: un costruttore che chiede «la certificazione ATEX del mio impianto» sta mescolando il regime del prodotto con quello del luogo di lavoro. Sono due catene documentali separate, che si incontrano in un solo punto — la corrispondenza fra la categoria dell'apparecchio e la zona in cui verrà installato.

Direttiva 2014/34/UEDirettiva 1999/92/CE
OggettoProdotto: apparecchi, sistemi di protezione, dispositivi, componentiLuogo di lavoro e organizzazione
DestinatarioFabbricante e operatori economiciDatore di lavoro
Recepimento italianoD.Lgs. 19 maggio 2016, n. 85D.Lgs. 81/2008, Titolo XI
Documento chiaveDocumentazione tecnica e dichiarazione di conformità UEDocumento sulla protezione contro le esplosioni
MarcaturaCE più marchio specifico di protezione dalle esplosioniSegnaletica delle aree classificate

A quali prodotti si applica la Direttiva 2014/34/UE?

L'articolo 1, paragrafo 1 individua tre categorie di prodotti:

  • apparecchi e sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva;
  • dispositivi di sicurezza, di controllo e di regolazione destinati a essere utilizzati al di fuori di atmosfere potenzialmente esplosive ma necessari o utili per il funzionamento sicuro degli apparecchi e dei sistemi di protezione rispetto ai rischi di esplosione;
  • componenti destinati a essere inseriti negli apparecchi e nei sistemi di protezione.

La seconda categoria è quella che sfugge più spesso: un quadro di comando installato in sala quadri, quindi fisicamente fuori dall'area classificata, può ricadere in ambito ATEX se la sicurezza dell'apparecchio in zona dipende da esso.

Il paragrafo 2 elenca le esclusioni: apparecchiature mediche per ambiente medico; apparecchi e sistemi in cui il pericolo di esplosione deriva esclusivamente dalla presenza di materie esplosive o chimicamente instabili; apparecchi per ambienti domestici e non commerciali dove un'atmosfera potenzialmente esplosiva può formarsi solo raramente e per fuga accidentale di gas; i dispositivi di protezione individuale; le navi marittime e le unità mobili offshore; alcuni mezzi di trasporto.

I componenti hanno un regime documentale proprio: non ricevono la marcatura CE ai sensi di questa direttiva, ma un attestato scritto di conformità previsto dall'articolo 13, paragrafo 3, che dichiara la conformità alle disposizioni applicabili e indica le caratteristiche del componente e le modalità di incorporazione.

Gruppi e categorie: come si legge la marcatura

L'allegato I della direttiva definisce i criteri di classificazione dei gruppi di apparecchi in categorie. Il Gruppo I riguarda gli apparecchi destinati ai lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro impianti di superficie esposti al rischio di grisù o polveri combustibili. Il Gruppo II riguarda tutti gli altri ambienti.

GruppoCategoriaLivello di protezioneAmbiente di destinazione
IM1Molto elevatoMiniere; deve restare operativo in atmosfera esplosiva anche con guasto eccezionale
IM2ElevatoMiniere; l'alimentazione si interrompe in presenza di atmosfera esplosiva
II1Molto elevatoAtmosfera esplosiva presente sempre, spesso o per lunghi periodi
II2ElevatoAmbienti in cui è probabile che si manifestino atmosfere esplosive
II3NormaleAmbienti in cui è poco probabile che si manifestino, e comunque solo per breve tempo

La categoria M1 è definita da una ridondanza esplicita: in caso di guasto di uno dei mezzi di protezione, almeno un secondo mezzo indipendente deve assicurare il livello di protezione richiesto, oppure il livello deve essere garantito anche in presenza di due guasti indipendenti l'uno dall'altro.

L'articolo 6, paragrafo 6 impone che i prodotti diversi dai componenti riportino il marchio specifico di protezione dalle esplosioni e, se del caso, le altre marcature e informazioni previste dal punto 1.0.5 dell'allegato II. È la stringa che l'ufficio acquisti del cliente confronta con la classificazione delle proprie aree: se non è leggibile o se la documentazione che la spiega non è nella lingua dell'utilizzatore, la fornitura si blocca lì.

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Come si classificano le zone ATEX?

La classificazione in zone appartiene alla Direttiva 1999/92/CE, il cui allegato I ripartisce le aree pericolose sulla base della frequenza e della durata della presenza di un'atmosfera esplosiva. In Italia la ripartizione è recepita nell'allegato XLIX del d.lgs. 81/2008, richiamato dall'articolo 293, comma 1: «Il datore di lavoro ripartisce in zone, a norma dell'allegato XLIX, le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive.»

ZonaSostanzaPresenza dell'atmosfera esplosiva
0Gas, vapori, nebbiePresente costantemente, per lunghi periodi o frequentemente
1Gas, vapori, nebbieProbabile occasionalmente durante le normali attività
2Gas, vapori, nebbieImprobabile durante le normali attività; se si verifica, di breve durata
20Polveri combustibiliPresente costantemente, per lunghi periodi o frequentemente
21Polveri combustibiliProbabile occasionalmente durante le normali attività
22Polveri combustibiliImprobabile durante le normali attività; se si verifica, di breve durata

L'allegato I precisa inoltre che gli strati, i depositi e i cumuli di polvere combustibile devono essere considerati come qualsiasi altra fonte che possa formare un'atmosfera esplosiva, e che per «normale attività» si intende la situazione in cui gli impianti sono usati entro i parametri di progetto.

Il ponte fra le due direttive è nell'allegato II, parte B della 1999/92/CE, che collega zone e categorie: in zona 0 o 20 apparecchi di categoria 1; in zona 1 o 21 apparecchi di categoria 1 o 2; in zona 2 o 22 apparecchi di categoria 1, 2 o 3. È la tabella che un progettista consulta ogni volta che seleziona un componente, ed è per questo che le sue istruzioni devono essere leggibili senza ambiguità.

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In quale lingua deve essere la documentazione ATEX?

Qui il testo italiano è più netto di quello europeo, ed è un caso raro in cui la formula generica della direttiva diventa un obbligo esplicito nel recepimento nazionale.

La Direttiva 2014/34/UE, articolo 6, paragrafo 8, dispone che i fabbricanti garantiscano che il prodotto sia accompagnato da istruzioni e informazioni sulla sicurezza in una lingua facilmente comprensibile agli utenti finali, come stabilito dallo Stato membro interessato, e che tali istruzioni, al pari di qualunque etichettatura, siano chiare, comprensibili e intelligibili. L'articolo 14, paragrafo 2 aggiunge che la dichiarazione di conformità UE è tradotta nella lingua o nelle lingue richieste dallo Stato membro nel quale il prodotto è immesso o messo a disposizione sul mercato.

Il D.Lgs. 19 maggio 2016, n. 85, che recepisce la direttiva in Italia, traduce quelle formule in prescrizioni dirette. Attenzione alla numerazione: gli articoli del decreto sono sfalsati di uno rispetto alla direttiva.

DisposizioneDirettiva 2014/34/UED.Lgs. 85/2016Contenuto
Obblighi dei fabbricantiArt. 6Art. 5Comma 8: istruzioni e informazioni sulla sicurezza in lingua italiana
Contatti del fabbricanteArt. 6, par. 7Art. 5, comma 7Le informazioni di contatto sono redatte in lingua italiana
Documentazione alle autoritàArt. 6, par. 10Art. 5, comma 10Informazioni e documentazione fornite in lingua italiana su richiesta motivata
Dichiarazione di conformità UEArt. 14Art. 13Comma 2: «Essa è tradotta in lingua italiana»

Non c'è margine interpretativo: per il mercato italiano, un apparecchio ATEX accompagnato da istruzioni in inglese e da una dichiarazione non tradotta non soddisfa il decreto. E la stessa logica si ripete, con la lingua del posto, in ogni altro Stato membro in cui l'apparecchio viene messo a disposizione.

L'articolo 6, paragrafo 3 della direttiva — articolo 5, comma 3 del decreto — impone infine di conservare la documentazione tecnica e la dichiarazione di conformità UE, o l'attestato di conformità per i componenti, per dieci anni dalla data di inizio della commercializzazione del prodotto.

Il documento sulla protezione contro le esplosioni

Chi lo redige

Il datore di lavoro, ai sensi dell'articolo 8 della Direttiva 1999/92/CE e dell'articolo 294 del d.lgs. 81/2008. Non è un documento del fabbricante dell'apparecchio.

Cosa deve dimostrare

Che i rischi di esplosione sono stati individuati e valutati, che saranno adottate misure adeguate, quali aree sono state classificate in zone e dove si applicano le prescrizioni minime.

Progettazione e manutenzione

Che il luogo di lavoro e le attrezzature, compresi i dispositivi di allarme, sono progettati, impiegati e mantenuti in efficienza in modo sicuro.

Quando va redatto

Prima dell'inizio del lavoro, e va rivisto quando il luogo di lavoro, le attrezzature o l'organizzazione del lavoro subiscono modifiche, ampliamenti o trasformazioni rilevanti.

Rapporto con il DVR

L'articolo 294, comma 4 del d.lgs. 81/2008 stabilisce che il documento sulla protezione contro le esplosioni costituisce parte integrante del documento di valutazione dei rischi di cui all'articolo 17, comma 1. È una specificità italiana.

Può integrare altri documenti

La direttiva consente di combinare valutazioni dei rischi già esistenti e altre relazioni equivalenti, evitando la duplicazione di documentazione già prodotta.

Checklist documentale per un fornitore ATEX

1

1. Qualificare il prodotto

Stabilire se rientra fra apparecchi, sistemi di protezione, dispositivi di sicurezza esterni all'area o componenti, e verificare le esclusioni dell'articolo 1, paragrafo 2.

2

2. Determinare gruppo e categoria

Applicare i criteri dell'allegato I e verificare la corrispondenza con le zone in cui il prodotto sarà installato, secondo l'allegato II, parte B della Direttiva 1999/92/CE.

3

3. Scegliere la procedura di valutazione

Gli allegati da III a IX descrivono le procedure applicabili in funzione di gruppo e categoria; alcune richiedono l'intervento di un organismo notificato.

4

4. Costituire la documentazione tecnica

Redigerla secondo l'allegato pertinente alla procedura scelta, in modo che dimostri la conformità ai requisiti essenziali di salute e sicurezza dell'allegato II.

5

5. Redigere istruzioni e informazioni sulla sicurezza

Nella lingua stabilita dallo Stato membro di destinazione. Per l'Italia, l'articolo 5, comma 8 del d.lgs. 85/2016 richiede la lingua italiana.

6

6. Emettere la dichiarazione di conformità UE

Secondo la struttura tipo dell'allegato X, tenendola continuamente aggiornata e traducendola nelle lingue richieste dallo Stato membro di immissione.

7

7. Apporre marcatura CE e marchio Ex

Marcatura CE secondo l'articolo 30 del Reg. (CE) 765/2008, marchio specifico di protezione dalle esplosioni e le altre informazioni del punto 1.0.5 dell'allegato II.

8

8. Conservare per dieci anni

Documentazione tecnica e dichiarazione di conformità UE, o attestato di conformità per i componenti, a disposizione delle autorità per dieci anni dall'inizio della commercializzazione.

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Domande frequenti su ATEX

È l'abbreviazione francese di «ATmosphères EXplosibles» e identifica due direttive europee: la 2014/34/UE sugli apparecchi e sistemi di protezione destinati ad atmosfere potenzialmente esplosive, rivolta al fabbricante, e la 1999/92/CE sulle prescrizioni minime per la sicurezza dei lavoratori, rivolta al datore di lavoro.
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Fonti normative

Nota metodologica. Questa guida ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza legale né parere di conformità. La valutazione della conformità e la responsabilità della documentazione restano in capo al fabbricante o all'operatore economico che immette il prodotto sul mercato. I riferimenti normativi citati rimandano ai testi ufficiali: in caso di dubbio fanno fede questi ultimi e il parere di un professionista qualificato.

Ultima revisione: 13 agosto 2026.

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