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Guida alla documentazione tecnica

Distinta base: che cosa succede quando la BOM esce dall'ERP e parte con la macchina

La distinta base non resta in azienda. Diventa catalogo ricambi, riga di manuale, prova di origine doganale e base di una dichiarazione sulle sostanze. Quando le tre versioni divergono, il conto lo paga l'assistenza.

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Che cos'è la distinta base?

La distinta base — in inglese bill of materials, abbreviato BOM — è l'elenco strutturato di tutti i componenti, i semilavorati e i materiali che compongono un prodotto, con il codice, la denominazione, la quantità e la posizione di ciascuno nella struttura del prodotto. Vive nell'ERP o nel PLM, viene mantenuta dall'ufficio tecnico e cambia a ogni revisione di progetto.

Fin qui è un documento interno, e come tale nessuno si pone il problema di tradurlo. Il punto di questa guida è che non resta interno. La stessa struttura di dati, con le stesse denominazioni, riemerge in almeno quattro luoghi che escono dall'azienda e finiscono in mano a qualcun altro:

  • nel catalogo ricambi che il cliente estero consulta per ordinare un pezzo;
  • nel manuale d'uso e manutenzione, dove i componenti vengono nominati nelle procedure;
  • nella documentazione doganale e di export, dove la composizione del prodotto è la base su cui si determina l'origine;
  • nelle dichiarazioni sulle sostanze, dove l'obbligo si aggancia a un materiale contenuto in un componente, cioè a una riga di distinta.

In ciascuno di questi luoghi la denominazione del componente viene letta da una persona diversa, spesso in una lingua diversa, e in tre casi su quattro da qualcuno che non può chiedere chiarimenti. È per questo che la distinta base è, dal punto di vista linguistico, un documento molto più delicato di quanto la sua forma tabellare suggerisca.

Dove la normativa incontra la distinta base

Non esiste una norma che imponga di «tradurre la distinta base». Esiste però una disposizione che impone di fornire all'utilizzatore l'informazione sui ricambi, e che è scritta nel documento più regolato della manualistica industriale.

La Direttiva 2006/42/CE, allegato I, punto 1.7.4.2, alla lettera t) prescrive fra i contenuti obbligatori delle istruzioni «le specifiche dei pezzi di ricambio da utilizzare, se incidono sulla salute e la sicurezza degli operatori».

La stessa formulazione, alla stessa lettera t), sopravvive nel Regolamento (UE) 2023/1230, allegato III, punto 1.7.4.2, che si applicherà dal 14 gennaio 2027 in sostituzione della direttiva. E ricompare come lettera m) dell'allegato XI del regolamento, fra i contenuti delle istruzioni per l'assemblaggio delle quasi-macchine.

Due conseguenze pratiche.

La prima è che quelle specifiche seguono il regime linguistico delle istruzioni. Il punto 1.7.4 della direttiva impone che ogni macchina sia accompagnata da istruzioni nelle lingue ufficiali dello Stato membro in cui è immessa sul mercato, e che la traduzione rechi la dicitura «Traduzione delle istruzioni originali» con allegata copia dell'originale. Le specifiche dei ricambi rilevanti per la sicurezza non sono un allegato commerciale facoltativo: sono parte del contenuto obbligatorio del manuale, e vanno nella stessa lingua.

La seconda riguarda i ricambi identici. L'articolo 2, paragrafo 2, lettera a) del Regolamento 2023/1230 esclude dal proprio campo di applicazione «i componenti di sicurezza destinati ad essere utilizzati come pezzi di ricambio in sostituzione di componenti identici e forniti dal fabbricante della macchina originaria». È un'esclusione stretta: vale per il componente identico fornito dal fabbricante originario, non per un ricambio equivalente di un altro fornitore.

L'approfondimento sul documento che ospita queste informazioni è nella guida al manuale di uso e manutenzione; il quadro normativo completo è nella guida alla Direttiva Macchine 2006/42/CE.

I quattro documenti che devono dire la stessa cosa

Questo è il cuore del problema, ed è banale da enunciare e difficile da mantenere: lo stesso oggetto deve avere lo stesso nome in quattro posti diversi, in ogni lingua.

DocumentoChi lo leggeChe cosa succede se la denominazione diverge
Distinta baseUfficio tecnico, produzione, acquistiIl codice regge, il nome no: la distinta resta corretta ma smette di essere confrontabile con gli altri documenti
Catalogo ricambiManutentore e ufficio acquisti del cliente esteroIl cliente ordina il pezzo sbagliato, o non trova il pezzo giusto e chiama l'assistenza
Manuale d'uso e manutenzioneOperatore e manutentoreLa procedura nomina un componente che nel catalogo si chiama diversamente: la procedura diventa ineseguibile
Targhe e messaggi dell'interfacciaOperatore, davanti alla macchinaL'allarme indica un gruppo che sul manuale ha un altro nome

Il caso tipico non è esotico. Un gruppo funzionale si chiama carrello portapinza sul disegno, gruppo di presa nel manuale e semplicemente pinza nell'interfaccia operatore. In italiano l'ambiguità si risolve da sé, perché chi legge ha il contesto. Tradotti in tre momenti diversi, da tre persone diverse, senza un glossario comune, i tre termini diventano tre termini distinti anche nella lingua di arrivo — e a quel punto il manutentore polacco che legge l'allarme non ha modo di sapere quale voce di catalogo ordinare.

L'errore costa più di quanto sembri, perché non si manifesta subito. Si manifesta due anni dopo la vendita, quando la macchina è fuori garanzia, il ricambio è urgente e la linea del cliente è ferma. La telefonata che ne segue non è una richiesta di chiarimento terminologico: è un reclamo.

La contromisura è una sola e non è una promessa di attenzione: un glossario approvato dall'ufficio tecnico e una memoria di traduzione condivisa fra tutti i documenti dello stesso prodotto, così che la denominazione approvata venga riproposta automaticamente ovunque ricompaia. È il tema della guida su CAT tool e memoria di traduzione.

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La distinta base come base probatoria

C'è un secondo motivo, meno ovvio, per cui la distinta base merita attenzione documentale: è la prova a cui si risale quando qualcuno chiede conto di una dichiarazione. Quattro esempi, tutti verificabili sui testi.

L'origine doganale

Il Codice doganale dell'Unione, Regolamento (UE) n. 952/2013, all'articolo 60, paragrafo 2 dispone che «le merci alla cui produzione contribuiscono due o più paesi o territori sono considerate originarie del paese o territorio in cui hanno subito l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata, effettuata presso un'impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione».

Sono quattro condizioni cumulative, non una: sostanziale e economicamente giustificata, presso un'impresa attrezzata, conclusa con un prodotto nuovo o una fase importante. L'articolo 61, paragrafo 1 aggiunge che le autorità doganali «possono richiedere al dichiarante di provare l'origine delle merci», e il paragrafo 2 consente di richiedere qualsiasi prova complementare in caso di ragionevole dubbio. La prova, concretamente, è la distinta base con l'origine dei componenti. Il tema è ripreso nella guida al certificato di origine.

Il duplice uso

Il Regolamento (UE) 2021/821 sul controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso contiene, nella Nota generale n. 2 all'allegato I, una regola che nasce e muore su una riga di distinta: «Sono sottoposti ad autorizzazione per l'esportazione tutti i beni (compresi gli impianti) non specificati nel presente elenco qualora in tali beni siano contenuti componenti — specificati nell'elenco — che ne costituiscano l'elemento principale e da questi possano essere facilmente rimossi per altre utilizzazioni». Una macchina non elencata può quindi finire sotto autorizzazione per via di un suo componente.

Nota di aggiornamento: l'allegato I viene sostituito periodicamente, ed è stato da ultimo sostituito dal Regolamento delegato (UE) 2025/2003 dell'8 settembre 2025. Citare l'allegato nella versione originaria del 2021 è un errore ricorrente.

Le sostanze contenute negli articoli

Il Regolamento REACH, all'articolo 33, paragrafo 1, impone al fornitore di un articolo contenente una sostanza estremamente preoccupante in concentrazione superiore allo 0,1% in peso/peso di fornire al destinatario le informazioni necessarie a un uso sicuro, «comprendenti, quanto meno, il nome della sostanza». La direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE, all'articolo 9, paragrafo 1, lettera i), nella versione sostituita dalla direttiva (UE) 2018/851, impone agli Stati membri di garantire che i fornitori trasmettano quelle stesse informazioni all'Agenzia europea per le sostanze chimiche a decorrere dal 5 gennaio 2021.

Da notare, perché viene raccontato male: la direttiva rifiuti si rivolge agli Stati membri, che devono garantire la trasmissione; l'obbligo diretto sul fornitore è quello dell'articolo 33 del REACH. E la soglia dello 0,1% si applica all'articolo: per stabilire se sia superata bisogna sapere che cosa c'è dentro, cioè leggere la distinta.

RoHS e il materiale omogeneo

La direttiva 2011/65/UE è il caso in cui la distinta base a livello di componente non basta. L'articolo 4, paragrafo 2 fissa le concentrazioni massime «nei materiali omogenei», e l'articolo 3, punto 20 definisce il materiale omogeneo come quello «di composizione uniforme» o «costituito dalla combinazione di più materiali che non può essere diviso o separato in materiali diversi mediante azioni meccaniche come lo svitamento, il taglio, la frantumazione, la molatura e processi abrasivi». Un connettore non è un materiale omogeneo: lo sono il suo corpo plastico, il contatto e il rivestimento, separatamente.

L'articolo 4, paragrafo 1 chiarisce inoltre che la restrizione copre esplicitamente «i cavi e i pezzi di ricambio destinati alla loro riparazione». E le sostanze sono dieci, non sei: la direttiva delegata (UE) 2015/863 ha aggiunto ai quattro metalli e ai due ritardanti di fiamma i quattro ftalati DEHP, BBP, DBP e DIBP.

Attenzione però al campo di applicazione: l'articolo 2, paragrafo 4 esclude fra l'altro «gli utensili industriali fissi di grandi dimensioni», «gli impianti industriali fissi di grandi dimensioni» e «le macchine mobili non stradali destinate ad esclusivo uso professionale». Molta manifattura meccanica italiana ricade in queste esclusioni, e affermare genericamente che «RoHS si applica ai macchinari» è impreciso.

Il passaporto digitale di prodotto: che cosa cambierà, e quando

Il Regolamento (UE) 2024/1781, che stabilisce il quadro per i requisiti di progettazione ecocompatibile per prodotti sostenibili, dedica il capo III, articoli 9-15, al passaporto digitale di prodotto. L'allegato III elenca fra i dati che il passaporto può contenere gli identificativi dei prodotti «o delle loro parti», i codici della nomenclatura combinata, la dichiarazione di conformità, la documentazione tecnica e i manuali utente con le istruzioni e le informazioni sulla sicurezza. È, in sostanza, la distinta base e la documentazione che la accompagna, rese interrogabili.

Ma non si applica ancora a nulla, ed è il punto su cui circolano più scadenze inventate. L'articolo 9, paragrafo 1 subordina l'obbligo agli atti delegati adottati a norma dell'articolo 4, e l'articolo 4, paragrafo 7 stabilisce che il primo di quegli atti «non entra in vigore prima del 19 luglio 2025». Fino all'adozione dell'atto delegato relativo a uno specifico gruppo di prodotti, per quel gruppo non esiste alcun obbligo di passaporto.

L'articolo 18, paragrafo 5 elenca i gruppi prioritari del primo piano di lavoro: ferro e acciaio, alluminio, prodotti tessili, mobilio compresi i materassi, pneumatici, detergenti, vernici, lubrificanti, sostanze chimiche, prodotti connessi all'energia, prodotti ICT ed elettronici. I macchinari non figurano in questo elenco.

La conclusione ragionevole per un ufficio tecnico è quindi di non rincorrere una scadenza che non c'è, e insieme di non ignorare la direzione: il dato di prodotto sta diventando un'informazione destinata a circolare in forma strutturata e multilingue. Chi oggi tiene la denominazione dei componenti allineata fra distinta, manuale e catalogo si troverà quel lavoro già fatto.

Una nota sul CBAM, che quasi nessuno collega alla distinta

Il Regolamento (UE) 2023/956 sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere si applica alle merci elencate per codice della nomenclatura combinata nel suo allegato I: cemento, energia elettrica, concimi, ghisa, ferro e acciaio, alluminio. Una macchina finita non è una merce CBAM. Ma nell'allegato I figura il codice 7318, che comprende «viti, bulloni, dadi, tirafondi, ganci a vite, ribadini, copiglie, pernotti, chiavette, rondelle […] di ghisa, ferro o acciaio»: la minuteria acquistata all'estero e registrata in distinta può essere merce CBAM anche quando l'assieme non lo è. Il regolamento è stato modificato dal Regolamento (UE) 2025/2083 dell'8 ottobre 2025, che ha introdotto una soglia unica basata sulla massa di 50 tonnellate di massa netta.

Come arriva una distinta base a chi deve tradurla

Qui si passa dalla normativa alla pratica, ed è la parte in cui si perde più tempo in ogni progetto.

Una distinta base esce dall'ERP o dal PLM come tabella: un foglio Excel o CSV, più raramente un XML, talvolta un PDF che è già il catalogo ricambi impaginato. La struttura tipica ha una colonna di codice, una di denominazione, una di quantità, una di unità di misura, un livello gerarchico e spesso un riferimento alla tavola esplosa.

Che cosa va tradotto e che cosa no, in ordine di importanza:

  • Il codice articolo non si traduce mai. Sembra ovvio e non lo è: in un foglio di calcolo consegnato senza istruzioni, un codice alfanumerico che contiene lettere leggibili come parole viene toccato. Le colonne di codice vanno bloccate esplicitamente prima di avviare la traduzione.
  • Le unità di misura vanno convertite o mantenute, ma per decisione, non per caso. Vanno dichiarate insieme alla combinazione linguistica.
  • Le denominazioni si traducono una volta sola, e da lì in avanti si riusano. È esattamente il compito di un glossario: una voce di distinta ricorre in decine di prodotti e in tutte le revisioni successive.
  • Le note e i campi liberi sono la parte pericolosa. Contengono abbreviazioni interne, riferimenti a fornitori e frammenti di frase. Vanno o normalizzati prima, o esclusi e gestiti a parte.

Un consiglio che vale più di ogni altro: inviare distinta, catalogo ricambi e manuale come un unico lotto. Non è una preferenza organizzativa, è aritmetica. Le denominazioni di componente si ripetono decine di volte fra i tre documenti; analizzate insieme, quelle ripetizioni vengono riconosciute e non vengono fatturate, mentre analizzate separatamente ricompaiono come testo nuovo in ciascun file. Sui parchi documentali industriali è la differenza singola che incide di più sull'importo: la pagina dei prezzi descrive la griglia di ponderazione applicata.

Classificazione dei componenti

Chi vuole spingersi oltre la denominazione libera può appoggiarsi a un sistema di classificazione. Il riferimento europeo più solido è ECLASS, mantenuto da ECLASS e.V., la cui release 16.0 è stata pubblicata il 28 novembre 2025 ed è disponibile in trentuno lingue, con l'aspetto della material declaration esteso a tutte le classi di classificazione salvo quelle di servizio. Una classificazione condivisa non sostituisce il glossario, ma dà alle denominazioni un ancoraggio indipendente dalla lingua, che è precisamente ciò che manca a una distinta base scritta in italiano tecnico d'azienda.

Checklist per la distinta base e il catalogo ricambi

1

1. Stabilire quale distinta esce dall'azienda

La distinta di progetto, quella di produzione e quella di servizio non coincidono. Quella che diventa catalogo ricambi è la terza, e spesso è l'unica che nessuno ha mai revisionato dal punto di vista della denominazione.

2

2. Normalizzare le denominazioni prima di tradurre

Un giro di pulizia sulle denominazioni in italiano — sinonimi, abbreviazioni interne, refusi storici — costa poche ore e vale più di qualunque revisione a valle. Tradurre tre sinonimi produce tre termini nella lingua di arrivo.

3

3. Bloccare codici, quantità e unità

Le colonne che non devono essere toccate vanno indicate esplicitamente. In un ambiente CAT si proteggono; in un foglio consegnato senza istruzioni, no.

4

4. Costruire il glossario dalle voci ricorrenti

Le denominazioni che compaiono in più prodotti sono quelle che vanno approvate per prime dall'ufficio tecnico. Sono poche decine e coprono la maggior parte delle occorrenze.

5

5. Tradurre distinta, catalogo e manuale come un lotto unico

Insieme, non in tre momenti diversi. È l'unico modo per garantire che lo stesso componente si chiami allo stesso modo nei tre documenti, ed è anche il modo in cui le ripetizioni non vengono fatturate.

6

6. Verificare le voci che incidono su salute e sicurezza

Le specifiche dei ricambi che incidono su salute e sicurezza degli operatori sono contenuto obbligatorio delle istruzioni ai sensi dell'allegato I, punto 1.7.4.2, lettera t): vanno trattate con lo stesso livello di verifica del manuale, non con quello di un listino.

7

7. Allineare la revisione linguistica alla revisione tecnica

Quando la distinta cambia, cambiano il catalogo e il manuale. Con una memoria di traduzione aggiornata si traduce solo il delta; senza, si riparte da capo o, peggio, si aggiorna una lingua sola.

8

8. Conservare la corrispondenza fra revisione e versione linguistica

Serve poter ricostruire quale revisione del catalogo è stata consegnata con quale macchina. È lo stesso requisito di tracciabilità che vale per il fascicolo tecnico, che va conservato per almeno dieci anni.

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Domande frequenti sulla distinta base

È l'elenco strutturato di tutti i componenti, i semilavorati e i materiali che compongono un prodotto, con codice, denominazione, quantità e posizione di ciascuno nella struttura del prodotto. In inglese si chiama bill of materials, abbreviato BOM. Vive nell'ERP o nel PLM ed è mantenuta dall'ufficio tecnico.
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Fonti normative

Affermazioni deliberatamente escluse. Non sono citati numeri, titoli o edizioni di norme tecniche sullo scambio di dati di prodotto e sui cataloghi ricambi illustrati che non è stato possibile verificare su un catalogo ufficiale nella sessione di scrittura. Non sono indicati codici transazione, nomi di messaggi o elenchi di formati supportati da specifici sistemi ERP e PLM, perché la relativa documentazione ufficiale non è stata verificata direttamente. Non sono riportate statistiche sul numero medio di righe di una distinta, sui tassi di errore negli ordini di ricambi o sul costo degli errori documentali: nessuna fonte pubblica verificabile le pubblica.

Nota metodologica. Questa guida ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza legale né parere di conformità. Ogni riferimento normativo è stato verificato sul testo ufficiale nella sessione di scrittura. La valutazione della conformità, la determinazione dell'origine e la classificazione ai fini del controllo delle esportazioni restano in capo al fabbricante o all'operatore economico; in caso di dubbio fanno fede i testi ufficiali e il parere di un professionista qualificato.

Ultima revisione: 13 agosto 2026.

Distinta, catalogo ricambi e manuale: un lotto solo, una terminologia sola

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